Il
bolivarismo abusivo di chavez e castro
Vergogna
Se oggi il Generale potesse vedere l´orrore a cui tentano di associarlo,
morirebbe una seconda volta, per la vergogna
Caudillismo Il socialismo caudillista del presidente venezuelano segue in
realtà il modello cubano di una dittatura miltare
Carlos Alberto Montaner
Il presidente venezuelano Chávez è incinto. Ha detto
che il suo Paese sta partorendo il socialismo del XXI secolo. Ha anche
spiegato che questo aborto ha qualcosa a che vedere con il povero Simón
Bolívar, una specie di Garibaldi venezuelano del primo terzo del XIX secolo
che, ispirato dalla rivoluzione americana e da quella francese, liberò dal
dominio spagnolo e contribuì alla creazione di niente meno che cinque Stati,
destinati a fondersi in una grande repubblica libera e democratica:
Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia, che porta addirittura il suo
nome.
Che cos´è, insomma, questo socialismo del XXI secolo
che Chávez vuole travestire da "bolivarismo"? Molto semplice. La televisione
cubana internazionale ha mostrato recentemente un gruppo di sorridenti
ufficiali venezuelani. Li guidava il generale di brigata Eduardo Centeno,
direttore della Scuola superiore dell´esercito del Venezuela. A quanto
sembra, si trovavano a Cuba per presenziare alle manovre di una manciata di
vecchi carri armati sovietici pronti per sconfiggere l´imperialismo yankee e
festeggiare ed essere festeggiati da Fidel Castro in una cerimonia castrense
con scambio di doni e slogan rivoluzionari. A un certo punto, i militari
venezuelani si sono messi a cantare l´inno emozionati.
È difficile pensare che i militari venezuelani siano
realmente rimasti impressionati dalle esercitazioni dei loro compagni cubani.
L´esercito cubano oggi è un guscio vuoto, con armi arrugginite, senza
marina, e con un´aviazione sgangherata ridotta a un paio di squadriglie di
Mig costosi e difficili da mantenere operativi. Le tattiche che gli hanno
insegnato i sovietici sono quelle che non sono servite per avere ragione dei
guerriglieri afgani negli anni ‘70 e ‘80, al contrario di quanto è successo
con la successiva spedizione americana: la resistenza dei Taliban fu
liquidata completamente nel giro di poche settimane.
Ma c´è un´altra lezione che è stata sicuramente più
proficua per gli ufficiali venezuelani: hanno compreso esattamente in che
cosa consiste il modello cubano, quel socialismo del XXI secolo che il
tenente colonnello Chávez si sta tirando fuori dal ventre. Si sono resi
conto che a Cuba la struttura dell´autorità consiste in un dittatore al
vertice, circondato da militari che detengono il potere politico, il
controllo delle forze di repressione e la direzione e l´amministrazione
delle grandi imprese produttive. A Cuba, i militari sono la testa, il cuore
e lo stomaco del sistema, mentre la società non è altro che forza lavoro
docile e a buon mercato, al servizio dei loro capricci e interessi. Il
sistema naturalmente, si ammanta di un discorso patriottico-nazionalista
dotato di forte contenuto etico, tramite il quale si assicura la difesa
della sovranità e l´instancabile dedizione alla redenzione degli umili, ma
questo non è altro che il grande alibi: chiacchiere pure e semplici.
Suppongo che a molti militari venezuelani sia piaciuto
quello che hanno visto a Cuba. Hanno trovato la formula per collocarsi in
cima alla piramide sociale e per di più sentirsi gli eroi e i protagonisti
di una gloriosa impresa storica. Chávez li condurrà sulla strada dei
privilegi, della ricchezza e della supremazia sociale. Quando il sistema si
sarà consolidato, loro rappresenteranno la classe dominante, vivranno nello
sfarzo, meglio del resto dei venezuelani, e saranno temuti e rispettati come
accade agli alti ufficiali cubani. Nessuno potrà criticarli pubblicamente, e
chi lo farà privatamente potrà essere accusato di oltraggio, davanti a
tribunali dove a emettere la sentenza saranno altri militari austeri.
Godranno di immunità e impunità. A Cuba, ad esempio, il generale Universo
Sánchez uccise un vicino per una disputa banale e non subì altra conseguenza
che un lieve ammonimento. La stampa cubana, naturalmente, non riportò il
fatto e i corrispondenti stranieri neanche osarono provare a intervistare
l´autore del delitto o la famiglia della vittima.
Il socialismo del XXI secolo è questo: un miscuglio di
dittatura caudillista, collettivismo e militarizzazione delle strutture di
potere. Poco a poco, le tenaglie autoritarie stringeranno nella morsa la
società venezuelana fino a sottomettere la stampa, schiacciare il
sindacalismo libero, controllare i centri dell´insegnamento e mettere a
tacere la Chiesa e le altre forze della società civile. Chávez ancora non ha
fretta di impadronirsi delle grandi aziende, dato che incamera e amministra
come gli pare i giganteschi introiti del petrolio, ma tutto accadrà a tempo
debito.
Dove porterà questo asse Cuba-Venezuela? Considerando
gli impulsi costruttivisti di Chávez, che non smette di riorganizzare il
mondo in base ai suoi spasmi creativi, è molto probabile che a un certo
punto cercherà di lanciare una confederazione tra i due Paesi, ma solo come
primo passo nella direzione di quell´aborto multinazionale bolivariano che
gli è cresciuto come un tumore sotto al basco. La confederazione, poi, potrà
clonarsi dolcemente incorporando altri amichetti dell´allegra catena
rivoluzionaria: Evo Morales in Bolivia, Daniel Ortega in Nicaragua, un
qualunque avventuriero che irromperà sulla scena in Ecuador o in Perù,
arrivando alla presidenza sfruttando elettori istupiditi dal populismo e
dall´ignoranza. La faccenda non è difficile: il modello e il discorso sono
già pronti. Una volta al potere, i militari costruiscono le galere e tutti a
far vela verso il mare della felicità, come Chávez ha definito una volta
l´esperienza cubana. Questo è il socialismo del XXI secolo. Se Bolívar (che
Marx odiava in modo brutale) alzasse la testa dalla sua tomba e vedesse
l´orrore a cui cercano di associarlo, morirebbe una seconda volta, ma questa
volta la ragione sarebbe la vergogna.
Traduzione di Fabio Galimberti
August 12, 2005
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